L’olio d’oliva è uno dei compagni di vita più ricchi di tradizioni e di significati non soltanto nutrizionali, ma anche antropologici e simbolici.
Proprio in occasione dell'incontro “Valori e valore dell’olio Italiano” tenutosi presso Cantina Due Palme a Cellino San Marco, è stato presentato il volume “l’ulivo e l’olio”, ottavo titolo della collana “Coltura&Cultura”, voluto da Bayer CropScience per contribuire alla comunicazione dei valori delle produzioni agricole italiane.
"Dopo “il grano” e “la vite e il vino”, il volume “l’ulivo e l’olio” completa la “triade mediterranea” per eccellenza - afferma Frank Terhorst, Amministratore delegato di Bayer CropScience in Italia - Naturalmente il nostro sostegno alla filiera è molteplice e in primo luogo si concretizza con l’offerta di soluzioni migliori per ottenere quella qualità, salubrità e sostenibilità economica che le produzioni olearie italiane chiedono, in un momento storico di forte riduzione degli agrofarmaci a disposizione degli olivicoltori italiani. Gli agrofarmaci contribuiscono ad assicurare una costante fornitura di alimenti sani e di alta qualità a prezzi accessibili per tutti i consumatori e sono indispensabili per lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, altrimenti destinata a decrescere, favorendo l’importazione di prodotti extra europei che non garantiscono gli stessi standard di sicurezza e qualità".
Ma perché un volume e un evento sull’olivicoltura italiana? In un momento critico per il settore, con prezzi ai minimi storici e bassa redditività, è ancora possibile un “rinascimento dell’olio italiano”?
L’olio è uno dei prodotti di punta del made in Italy e sicuramente quello che più immediatamente viene identificato con il Belpaese, un plusvalore che è stato al centro della battaglia sull’etichettatura d’origine e ha indotto diversi gruppi stranieri ad acquistare i marchi storici dell’industria oleica.
Ma il consumatore, pur manifestando una maggiore consapevolezza circa lo stretto rapporto che esiste tra alimentazione e salute, non ha ancora sufficienti conoscenze per scegliere un “buon olio”. Tuttavia, seppur motivati in primo luogo dal prezzo in virtù delle dilaganti promozioni, in molti cominciano a richiedere gusto e qualità.
La natura di “commodity” dell’olio d’oliva ha fatto sì che la sua cultura di consumo sia fortemente distorta e penalizzata da una serie di stereotipi. Idee sbagliate e preconcette relative ad esempio alla “prima spremitura” o alla “spremitura a freddo” sono indice della grande distanza tra frantoio e consumatore. Questa scarsissima e spesso erronea conoscenza puo' e deve essere corretta e arricchita di quei valori che appartengono solo all'Italia e che hanno gia' fatto la fortuna del vino italiano.
In questo scenario complesso, Bayer CropScience in Italia ha riunito tutti i migliori esperti di ulivo e di olio del Paese per esprimere attraverso il libro e il confronto aperto, durante l’incontro, tutti i valori unici, più o meno noti, che possono aiutare l’olio a “restare un prodotto italiano”.
L'opera è monumentale: ha visto infatti la partecipazione di ben 85 autori dal mondo religioso, accademico, della comunicazione e della filiera.
Una parziale ripresa nel secondo trimestre del 2009, a seguito di un brusco declino nel precedente.
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